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Essere felici: utopia o reale possibilità?

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Essere felici: utopia o reale possibilità?

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Ognuno di noi ricerca la soddisfazione e la felicità più di ogni altra cosa.

Spesso ricerchiamo la felicità nel nuovo ruolo, nel denaro, nel potere, aspirando che una volta raggiunti questi beni o questi status ci venga servita la felicità su un piatto d’argento. Siamo così intenti a ricercare quello che vogliamo ottenere e siamo così convinti che ci renderà felici da non riuscire più a ricavare piacere dal presente, dall’unico momento reale.

“Stiamo sempre per metterci a vivere” diceva Ralph Waldo Emerson “ma non stiamo mai vivendo”.

La felicità non capita, non la si può comprare con il denaro o ottenere per forza con il potere. Non dipende dagli eventi esterni ma piuttosto da come noi li interpretiamo. La felicità và preparata, coltivata e difesa in prima persona da ognuno di noi.

Come prima cosa dobbiamo uscire dalla trappola della felicità come stato naturale dell’uomo, come se il “vissero per sempre felici e contenti” sia il finale di ogni storia e quindi se non sei felice c’è qualcosa che non va.

La ragione principale per cui è difficile raggiungere la felicità è che contrariamente ai miti che abbiamo elaborato per trovare rassicurazioni, l’universo non è stato creato in funzione dei nostri bisogni, i processi naturali non tengono conto dei desideri umani. La frustrazione è  una componente inevitabile di ciò che costituisce la vita. E quando alcuni dei nostri bisogni sono temporaneamente soddisfatti cominciamo subito a desiderare qualcos’altro. Questa insoddisfazione cronica è il secondo ostacolo che si appone all’appagamento.

Raggiungere la felicità è quindi un’utopia? E soprattutto lo è la felicità al lavoro?

Gli esseri umani hanno realizzato progressi miracolosi inimmaginabili nel passato, hanno sviluppato una forza e una conoscenza grandiosa ma poco hanno fatto per aumentare il livello del contenuto della loro esperienza interiore; che invece è a nostro avviso una delle componenti fondamentali per ricreare benessere, soddisfazione nel quotidiano, nella vita personale così come in quella professionale.

Non è facile dirigere la nostra esperienza interiore verso la pienezza perché ciò che pensiamo e sentiamo è il risultato di molte forze che influenzano il fatto che ci sentiamo bene o male. Quando queste forze sfuggono al nostro controllo,  viviamo una sensazione di caos, di disorganizzazione, avvertiamo un senso di spaesamento e insoddisfazione mentre quando sentiamo di essere padroni del nostro destino avvertiamo un senso piacevole di pienezza, un’esperienza ottimale che vorremmo ripetere e che possiamo far accadere nuovamente, imparando a conoscere come funziona la nostra esperienza interiore e come possiamo guidarla attraverso la consapevolezza.

Lo stato ottimale dell’esperienza interiore è una sensazione di ordine, in cui l’energia psichica è direzionata verso un scopo più grande di noi, connesso con i nostri valori ma allo stesso tempo un obiettivo realistico che richiede la nostra attenzione e ci fa dimenticare momentaneamente tutto il resto.

Le persone che imparano a guidare la propria esperienza interiore possono incidere sulla qualità della loro vita e del loro lavoro e questa è la cosa più vicina alla felicità che possiamo raggiungere.

La felicità non è in mano ai riconoscimenti e beni esterni, su cui non sempre abbiamo un controllo perché non dipendono unicamente da noi, ma è connessa a un maggior benessere interiore a una più alta qualità della nostra esperienza soggettiva che rende la lente attraverso cui guardiamo il mondo più nitida e lucida.

Questo traguardo è facile e difficile allo stesso tempo: facile perché la capacità di raggiungerlo è nelle nostre mani; difficile perché richiede una disciplina e una perseveranza.

È questo senso di concentrazione, di sentire la nostra mente integrata con le informazioni che provengono da ogni parte del nostro corpo, da diverse regioni del cervello e dai segnali che riceviamo da altre persone che nasce il nostro “stare bene” che nutre e alimenta il nostro benessere nella vita personale e al lavoro, perché la persona è prima del professionista.

Ma come si ottiene?

Per guidare la nostra mente ad acquisire il massimo dall’esperienza quotidiana, a supportare la nostra azione quotidiana abbiamo bisogno di arricchire la nostra coscienza di questi ingredienti:

  1. Cambiare il nostro rapporto con i pensieri. Non tutti i nostri pensieri ci sono utili; la nostra mente ha l’obiettivo di produrre pensieri, saltare da un pensiero all’altro nel leggere la realtà con la scomoda opzione di mescolare percezione, giudizio e memoria e impegnare in questo viaggio molta della nostra energia mentale.
  2. Fare spazio alle emozioni e sensazioni piacevoli e non. Riconoscere il cinismo che ci allontana dal vivere l’emozione e riconoscerla. Lasciare fluire emozioni e tensione riconoscendone il messaggio e allo stesso tempo la loro temporaneità.
  3. Stare non solo fare. Connettersi con le nostre sensazioni, percezioni, osservazioni nel silenzio del giudizio vivendo nell’unica dimensione temporale esistente, il presente.
  4. Conoscere la destinazione finale. Che tipo di persona vuoi essere, che cosa è importante per te, perché vuoi intraprendere questa strada, cosa vorresti ottenere, con chi e come vorresti essere ricordato. In un mondo frenetico e senza sosta conoscere la stella guida permette di scegliere e evitare tanto rumore di sottofondo.
  5. Agire!! Velocemente ma allo stesso tempo in modo impegnato, intenzionale. A volte agire come una voce fuori dal coro, ma vicina ai propri valori; altre volte rapidamente ma imparando dall’esperienza per orientare il proprio volo al luogo di destinazione. Agire con coraggio, sapendo che non tutti possono pensarla come noi e che sbagliando si impara.

 

Alessandra Paganelli- Master Trainer

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