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Fuggire, lottare, mediare o lasciar correre?

#D-I-S-C
Fuggire, lottare, mediare o lasciar correre?

I conflitti sono inevitabili in qualsiasi contesto della vita quotidiana, per questo ciascuno di noi ha il compito di riconoscere in quale modo tende ad affrontarli. Risolvere il conflitto tra due persone infatti passa dal reciproco riconoscimento delle diverse modalità di reazione.

In questo articolo illustriamo le 4 modalità più frequenti di reazione davanti al conflitto interpersonale, e vedremo come queste sono legate ad alcuni fattori: un diverso orientamento alla relazione o al compito; una diversa modalità di risposta all’ambiente più o meno pro-attiva, cioè capace di prendere in mano le situazioni e di agire in autonomia.

Orientamento alla relazione o al task e risposta all’ambiente sono le basi del modello DISC di John Geier che ci possono aiutare a comprendere le dinamiche nel conflitto interpersonale.

Il conflitto è parte integrante della relazione: se ci pensiamo, è facile riconoscere come in ogni relazione della nostra vita ci siano degli scontri. Ancor più interessante, è ricordare che più le relazioni sono importanti ed intime e più è frequente l’insorgere della conflittualità.

Imparare a conoscere se stessi e allenare nuove modalità di reazione ci aiuta a vedere il conflitto  come una forma di interazione da utilizzare per far crescere la relazione.

Ciascuno di noi reagisce differentemente di fronte al conflitto, di seguito vediamo le modalità prevalenti.

ABBANDONO O ELUSIONE

Questo è il comportamento più comune quando la persona ha bassa propensione alla relazione e una bassa proattività. La convinzione che sottende questo tipo di reazione è che l’aspetto relazionale non è importante ma sono più importanti i dati, i fatti, l’accaduto, che può essere chiaramente collocato in una cornice giusto/sbagliato.

Spesso le persone che hanno queste convinzioni non prendono parte alle discussioni quando sono “cariche” di emozioni perché vi è una sola verità che è quella dei fatti e dei dati.

L’abbandono o fuga viene utilizzato quando si vuole far “sgonfiare” un problema o non ci si sente in grado di navigare le emozioni, o più semplicemente gestire aspetti relazionali.

Quando è utile? È una modalità utile quando la carica emozionale (rabbia, aggressione) è talmente forte che manda le persone in blocco emotivo impedendo l’uso della razionalità. Ovvero quando è meglio “non soffiare sul fuoco”. L’importante però è evitare di lasciar perdere, ma riprendere l’argomento quando la carica emotiva si è sgonfiata.

Quando è dannoso? È meglio evitare di eludere il contrasto quando è ancora affrontabile attraverso un semplice chiarimento. Lasciar correre infatti potrebbe essere segno di indifferenza verso chi vive un’emozione spiacevole.


COMPIACENZA – CONDISCENDENZA

Questo comportamento viene messo in campo quando la persona è molto focalizzata alla relazione e alla cooperazione ma manca di proattività. La convinzione che sottende questo comportamento è sia di gran lunga più importante lasciar correre o incassare piuttosto che minare la relazione tra le persone.

In questo caso si cerca di trovare una soluzione che spesso va bene all’altro contendente contenendo e controllando i propri bisogni e le proprie emozioni per preservare la relazione.

Quando è utile?  È una modalità che evita l’escalation emozionale esprimendo la disponibilità all’ascolto delle proposte altrui, è molto utile se ci si prende il tempo della riflessione per aprire una negoziazione successiva

Quando è dannoso? Reiterare questo tipo di comportamento in tutte le situazioni, accondiscendendo facilmente alle rimostranze altrui porta ad essere ignorati nella ricerca di soluzioni. Inoltre questo comportamento rafforza l’aggressività del contendente, che si convince che basta alzare un po’ il tono per ottenere ciò che vuole.

Il COMPROMESSO è la forma migliore di accordo che si può ottenere tra due persone che agiscono una media proattività e un medio orientamento alla relazione.

E’ la “soluzione” che fa si che ciascuno dei contendenti rinunci a qualcosa. Difficilmente il compromesso è una soluzione definitiva al conflitto, ma può essere considerato il primo passo verso la cooperazione e l’interdipendenza.

LOTTA – FORZATURA

Questo comportamento viene messo in campo quando la persona è poco focalizzata alla relazione e alla cooperazione ma ha alta proattività. La convinzione che sottende questo comportamento è di essere nel giusto e che non è opportuno perdere troppo tempo a negoziare perché si è in grado di assumersi tutti i rischi della decisione.

Chi agisce secondo questa modalità ha una forte centratura su di sé, tende ad affermarsi sugli altri, alimentando spesso una competizione: “io ho ragione – tu hai torto”.

Quando è utile?   È una modalità utile quando si ha poco tempo a disposizione e si ha la autorità di agire in autonomia per ottenere un risultato immediato (es nelle emergenze). E’ importante a emergenza finita, tornare sul conflitto per giustificare la necessità della forzatura.

Quando è dannoso? Imporsi frequentemente di autorità crea uno scollamento verso gli altri, rafforza l’auto centratura e reitera gli errori di valutazione perché non ci si mette in ascolto di opinioni o visioni del mondo differenti. Al primo errore le critiche non saranno risparmiate.

 

CONFRONTO – INTERDIPENDENZA  

Questo comportamento è più incline nelle persone che hanno una alta focalizzazione alla relazione unita alla proattività. La convinzione che sottende questo comportamento è che, cambiando paradigma si possa trovare sempre una soluzione di grande soddisfazione per i due contendenti che sono in buona fede. Chi usa questa modalità sa di poter contare sulle sue doti di sdrammatizzazione e negoziazione.

Quando è utile?   E’ una modalità di interazione molto utile nel conflitto perché porta il massimo di soddisfazione per entrambe le parti; esprime ascolto e rispetto, sia per l’altro che per se stessi; permette di giocare un ruolo attivo nella negoziazione.

Quando è dannosa?  È una modalità che richiede disponibilità e fiducia da parte di entrambi, che si devono sentire compartecipi della negoziazione e della ricerca di soluzioni vantaggiose, ma è dannoso agire come soggetto “super partes” tra due contendenti quando non è richiesto perché non allena le persone allo sforzo relazionale.

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